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Economia

Alluvioni e frane, assicurazioni e prevenzione per contenere i danni

Panetta chiede di distribuire meglio i rischi climatici fra polizze, riassicurazioni e intervento pubblico. La prevenzione resta decisiva.

di Redazione

Quando un’alluvione distrugge macchinari e case, il conto non si ferma ai muri da ricostruire. Un’impresa interrompe la produzione, i lavoratori perdono giornate di reddito, il comune vede aumentare le spese mentre si riducono le attività economiche. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha richiamato questo effetto a catena nel suo intervento del 19 ottobre alla conferenza Green Swan di Manila. Nel mondo, ha ricordato, gli eventi meteorologici estremi hanno provocato oltre 200 miliardi di dollari di danni diretti nel 2025. Non è una stima dei danni italiani: misura la dimensione globale di un rischio ormai presente nei bilanci.

La sua proposta combina più livelli. Le assicurazioni private possono coprire perdite relativamente frequenti; le riassicurazioni, cioè le coperture acquistate dalle stesse compagnie per condividere grandi esposizioni, possono assorbire eventi più estesi. Per catastrofi oltre la capacità del mercato, un sostegno pubblico predefinito può impedire che il sistema si blocchi. Anche investitori dei mercati finanziari possono assumere parte del rischio attraverso strumenti dedicati. La logica non è sostituire lo Stato con una polizza, ma sapere prima chi paga quale quota e a quali condizioni.

In Italia esiste già un obbligo di copertura contro alluvioni, terremoti e frane per le imprese non agricole, con un sostegno pubblico previsto dal sistema. L’obbligo, però, non rende automaticamente accessibile ogni premio: il costo può salire nelle aree più esposte e la qualità delle garanzie va capita. Le piccole aziende devono poter confrontare franchigie, esclusioni e massimali, vale a dire la parte di perdita che resta a loro carico, i casi non coperti e il massimo pagabile. Senza trasparenza, la polizza rischia di essere una formalità che lascia irrisolto il problema quando arriva il disastro.

La questione riguarda anche le famiglie. Un’abitazione danneggiata può cancellare risparmi accumulati in decenni; ricostruire soltanto con aiuti successivi significa attendere decisioni e fondi nel momento peggiore. Un sistema misto può proteggere soprattutto chi non ha mezzi per ripartire, purché il sostegno collettivo sia mirato e premi la riduzione del rischio. Mettere in sicurezza un argine, evitare edificazioni in zone vulnerabili e mantenere efficienti drenaggi e infrastrutture sono investimenti: costano oggi, ma riducono perdite future e possono rendere più sostenibili anche i premi assicurativi.

Panetta ha ricordato che politiche climatiche credibili devono essere economicamente praticabili e socialmente sostenibili. Questa è una misura ragionevole anche per un centrodestra attento a impresa, proprietà e conti pubblici. Chiedere alle aziende di proteggersi ha senso se le regole sono stabili e il mercato offre contratti leggibili; chiedere alle famiglie di prevenire ha senso se istituzioni e territorio fanno la propria parte. La responsabilità personale, cara alla tradizione popolare, cresce quando è sostenuta da una solidarietà organizzata. Il vero successo si misurerà nei danni evitati e nella rapidità con cui persone e attività riprendono a vivere. Per questo il governo dovrebbe leggere insieme dati sul numero delle polizze, premi pagati, danni liquidati e tempi dei rimborsi: se la copertura cresce solo sulla carta, il problema resterà. Una protezione che funziona consente a un artigiano di riaprire e ai dipendenti di tornare al lavoro.

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