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Libri

Quando il dissenso diventa una colpa: Fertilio contro il radicalismo di massa

In «L’oppio dell’Occidente» una critica del conformismo ideologico che indebolisce la libertà di pensiero e il confronto democratico.

di Redazione

Una società può proclamarsi aperta e diventare intollerante verso chi ragiona diversamente. È questa la contraddizione che Dario Fertilio mette al centro di «L’oppio dell’Occidente. Il radicalismo di massa nel mondo libero» (160 pagine, Guerini e Associati). Il suo bersaglio è un atteggiamento culturale che trasforma le proprie convinzioni in verità obbligatorie e il dissenso in una colpa. Il problema riguarda la possibilità stessa di discutere senza dover chiedere un certificato di rispettabilità ideologica.

L’oppio del titolo indica una dipendenza: l’adesione a un sistema di idee capace di offrire appartenenza e rassicurazione, fino a rendere superfluo il confronto con la realtà. Fertilio individua nel radicalismo di massa una minaccia che cresce dentro le democrazie, utilizzandone linguaggi e strumenti. La promessa di una società finalmente armoniosa può così accompagnarsi alla pressione per uniformare comportamenti e giudizi. Il prezzo della concordia apparente diventa la rinuncia all’autonomia personale.

Il tema del linguaggio è decisivo. Se alcune parole diventano segnali di adesione e altre prove di indegnità, il confronto politico perde sostanza. Non conta più quanto un argomento sia fondato: conta la collocazione di chi lo pronuncia. Il merito del libro sta nell’interrogare questo passaggio dalla persuasione all’obbligo morale. Una cultura sicura delle proprie ragioni dovrebbe accettare domande, obiezioni e verifiche; quando pretende di sottrarvisi, rivela una fragilità che l’indignazione collettiva può soltanto coprire.

Un altro nodo è il rapporto con la tecnologia. Nel brano dedicato alla vita digitale, Fertilio osserva individui fisicamente vicini e assorbiti da interlocutori lontani, mentre il perfezionamento tecnico alimenta promesse di superamento dei limiti umani. È una riflessione che merita attenzione: il possesso di strumenti sempre più potenti non garantisce maturità nel loro impiego. Alla facilità della connessione deve corrispondere una responsabilità educativa, altrimenti la circolazione incessante dei messaggi può sostituire la comprensione.

Per una sensibilità cattolica e popolare, questa critica pone al centro la dignità concreta della persona, irriducibile a un progetto di società perfetta. Famiglia, comunità, tradizioni e corpi intermedi custodiscono esperienze che nessuna formula astratta può liquidare come ostacoli al progresso. Difenderli significa anche riconoscere che la libertà ha bisogno di legami, di memoria e di luoghi nei quali esercitare il giudizio. La tutela delle differenze diventa credibile quando comprende anche quelle scomode per la cultura dominante.

La categoria di radicalismo richiede però precisione. Ambientalismo, rivendicazioni sociali e trasformazioni culturali contengono posizioni differenti: il criterio per giudicarle resta il loro rapporto con la realtà e con la libertà altrui. Una critica convincente distingue una proposta discutibile da una pretesa autoritaria. È su questa capacità di distinguere che l’intuizione di Fertilio può produrre il suo frutto migliore, evitando che la denuncia del conformismo diventi a sua volta un’etichetta buona per ogni polemica.

Il valore del saggio è dunque civile: ricorda che il mondo libero deve difendere ogni giorno le condizioni della propria libertà. Per la cultura conservatrice è un invito esigente: conservare il diritto di dissentire, restituire peso agli argomenti e coltivare il coraggio del giudizio personale. L’antidoto all’omologazione comincia da qui.