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Case vuote, De Poli propone di dimezzare l’IMU a chi torna ad affittarle

L’UDC chiede un incentivo per gli immobili inutilizzati concessi a canone concordato: una risposta concreta alla difficoltà di trovare casa, da costruire con regole chiare.

di Redazione

Una casa chiusa mentre una famiglia cerca invano un affitto sostenibile è una contraddizione che la politica può affrontare senza aspettare nuovi cantieri. Antonio De Poli propone, per la prossima legge di bilancio, di dimezzare l’IMU a chi rimette in locazione un’abitazione inutilizzata con un contratto a canone concordato. La proposta dell’UDC parte da uno scambio comprensibile: un vantaggio fiscale al proprietario in cambio di un alloggio disponibile a condizioni regolate. Ha il pregio di chiamare in causa insieme il bisogno di chi cerca casa e la convenienza di chi può offrirla.

Il problema non si esaurisce nella quantità di edifici esistenti. Conta dove si trovano, quanto costa rimetterli in condizioni di essere abitati e perché i proprietari li tengono fuori dal mercato. Nessuno può promettere che ogni appartamento vuoto diventi un affitto. Però ignorare il patrimonio già costruito significa lasciare che la ricerca di soluzioni si concentri soltanto sulle nuove costruzioni o sui sussidi agli inquilini. Un incentivo condizionato all’effettivo contratto può muovere almeno una parte dell’offerta e misurare il risultato con abitazioni realmente locate, non con annunci.

De Poli coglie anche una questione di fiducia. Dietro una seconda casa non c’è sempre un grande investitore: possono esserci risparmi familiari, un’eredità indivisa o un immobile che richiede lavori. Chi teme morosità e contenziosi considera il costo del rischio prima ancora dell’imposta. Ridurre l’IMU non cancella questi ostacoli, ma rende più interessante il passo verso un contratto tracciabile. Se il Parlamento accompagnerà l’agevolazione con procedure più prevedibili e strumenti efficaci per gestire gli inadempimenti, la proposta potrà aiutare sia i piccoli proprietari sia gli inquilini, senza metterli gli uni contro gli altri.

La scelta del canone concordato è decisiva. L’agevolazione fiscale sarebbe legata a un prezzo definito nell’ambito degli accordi territoriali, non a qualsiasi affitto. È una forma di reciprocità: la collettività rinuncia a parte del gettito perché riceve in cambio un’offerta abitativa più accessibile. Già oggi la legge prevede una riduzione dell’IMU per gli immobili locati a canone concordato; la proposta di De Poli va letta come un ulteriore incentivo mirato alle case prima inutilizzate. La scrittura della norma dovrà chiarire il rapporto con le agevolazioni vigenti, evitando promesse ambigue e cumuli automatici non previsti.

Qui si misura la serietà del centrodestra di governo. La misura non può ridursi a uno sconto indistinto su immobili che sarebbero stati affittati comunque. Occorrono criteri verificabili per accertare la precedente inutilizzazione, una durata minima della locazione, controlli proporzionati e una valutazione dell’effetto sui bilanci comunali. I Comuni incassano l’IMU e hanno interessi diversi a seconda dei territori: la copertura finanziaria e gli eventuali compensi per il gettito perduto dovranno essere espliciti. Chiedere queste condizioni significa rendere praticabile una buona proposta, non smorzarla.

La casa, per un giovane che cerca lavoro lontano dalla famiglia o per una coppia che desidera un figlio, è una condizione di autonomia. Per questo l’idea dell’UDC va oltre la leva tributaria. Interviene su un passaggio nel quale proprietà privata e responsabilità sociale possono incontrarsi: il proprietario conserva una remunerazione e l’inquilino trova una possibilità in più a un costo concordato. È un linguaggio popolare e concreto, più utile di una contrapposizione ideologica fra chi possiede e chi non possiede.

Il Parlamento dovrà discutere la proposta di De Poli nella manovra, definirne il costo e verificare se raggiunge le aree dove la domanda di locazioni è più pressante. Sarà utile ascoltare anche associazioni degli inquilini, piccoli proprietari e amministrazioni locali: le condizioni che convincono ad affittare possono cambiare da una città universitaria a un comune con molti alloggi sfitti. Fino ad allora è una proposta politica, non uno sconto già in vigore. Ma la direzione merita sostegno: chiedere allo Stato di premiare chi rimette una casa vuota al servizio di una comunità, a condizioni sostenibili per chi la abita, è una scelta di buon governo. Il risultato si giudicherà dalle chiavi consegnate a nuovi inquilini, non dalla quantità degli sgravi annunciati.

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